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Rincari delle bollette, tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica

Il miglior modo per comprendere e far comprendere il valore della sostenibilità è mostrare quanto essa sia conveniente. Ancora più prosaicamente, quanto “pesi” nelle tasche di ciascuno.

 

I dati comunicati dall’Autorità per l’Energia permettono questo tipo di valutazione. Dal primo ottobre, gas ed elettricità subiranno rincari, rispettivamente, pari al 5,4% e all’1,7%, per un totale di 21 euro che usciranno dai bilanci famigliari per i mesi dell’ultimo trimestre del 2014 rispetto ai tre mesi precedenti.

Le cause di questo innalzamento sono diverse.

 

Per l’elettricità, gli aumenti sono dovuti al recupero degli scostamenti rispetto al prezzo previsto della materia prima (quest’ultima, lo ricordiamo, di fonte fossile) e degli oneri per la dismissione di impianti nucleari e lo smaltimento delle scorie. Per il gas, l’aumento è dovuto alla maggior richiesta in previsione dei mesi invernali e ai timori connessi alla crisi russo-ucraina.

 

Motivazioni che si legano alle specificità dell’Italia, Paese nella condizione di dover importare larga parte delle sue forniture energetiche. Una situazione che espone gli italiani ai rischi dovuti alle instabilità di molti paesi esportatori di materie prime energetiche, dove queste risorse sono gestite da forme di governo spesso non democratiche e sfruttate come strumento di leva e di ricatto negli scenari politici internazionali.

 

È anche per questo che la necessità di un approvvigionamento pulito dell’energia si lega al tema della sicurezza energetica e alla certezza di poter sopperire autonomamente al fabbisogno nazionale. Non solo lo sfruttamento di energie rinnovabili consente di fare ricorso a tecnologie meno inquinanti per la produzione di energia (sia termica che elettrica), ma permette di disancorarsi dalla dipendenza da altri stati, spesso inquadrati in contesti geopolitici delicati (si è parlato della Russia, ma si potrebbe citare anche la Libia) che non forniscono sicurezze. Un più alto grado di indipendenza energetica permetterebbe di gestire le dispute internazionali non più da posizioni di dipendenza, e garantirebbe tariffe più basse e stabili.

 

Un esempio, l’ennesimo, dell’integrazione tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica, e dell’interesse (a un tempo collettivo e individuale) a far sì che questi principi si affermino il prima possibile negli indirizzi e nelle strategie nazionali.

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