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Green Economy: non solo energie rinnovabili

L’economia verde (“Green Economy”) è senza dubbio una delle realtà più interessanti tra quelle che sono riuscite ad attutire il colpo della crisi economica. In questo caso, si parla di un modello di sviluppo che ha permesso di preservare o addirittura accrescere i profitti di numerose realtà produttive, negli ultimi anni, guadagnandosi l’attenzione degli investitori.

Quando viene citata, la Green Economy rimanda immediatamente al mondo delle energie rinnovabili, effettivamente preminente in questo contesto. Tuttavia, sarebbe estremamente riduttivo limitare le considerazioni riferite alla Green Economy al mondo delle fonti di energia non fossili. Se è vero che il mondo delle rinnovabili rappresenta il volto più avveniristico dell’economia verde, esiste un’altra colonna su cui fonda il suo successo di quest’ultima, per quanto colpisca meno l’immaginario collettivo.

Stiamo parlando del risparmio energetico e della riduzione dei consumi, due campi che certamente non hanno il livello di attrazione delle tecnologie che permettono l’uso fonti energetiche come le rinnovabili, che segnano una rivoluzione nel modo di intendere il concetto di “risorsa” e, conseguentemente, delle attività che da esse dipendono. Cionondimeno, il loro contributo non è secondario.

Il rapporto dell’Unità tecnica Efficienza Energetica dell’Enea (riferito all’Italia) “Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente”, per il 2011, snocciola i seguenti numeri: 3,3 miliardi di investimenti, 1.435 GWh e 305 mila tonnellate di CO2 risparmiati per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

 

Cifre significative, che dimostrano il felice connubio tra impegno di risorse economiche (che, inutile ricordarlo, aiutano a far girare un’economia stagnante) e risultati ambientali. Azioni che vanno nella direzione segnata dalla direttiva europea 2009/28/CE, che pone, tra gli obiettivi della politica energetica comunitaria, la riduzione dei consumi energetici pari al 20% entro il 2020 rispetto alle previsioni tendenziali.

 

Un circolo virtuoso, quindi, che probabilmente non ha affascinato l’opinione pubblica al pari di altri interventi a sostegno dello sviluppo sostenibile, ma che rappresenta un apporto fondamentale per la definizione di un modello di crescita più green. Un esempio che aiuta a capire che non sono solo le tecnologie più innovative ad assicurare il rispetto dell’ambiente, ma grande importanza hanno anche le azioni che convertono l’esistente in senso sostenibile.

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