Side Menu
WiGreen | Oltre la carbon footprint
2417
post-template-default,single,single-post,postid-2417,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,smooth_scroll,

Blog

Oltre la carbon footprint

La carbon footprint è uno degli strumenti di misura dell’impatto ambientale di prodotti e servizi più utilizzati negli ultimi anni, se non il più utilizzato, e su cui si sono concentrati accesi dibattiti scientifici.

Il suo obiettivo è quello di rilevare “l’impronta di carbonio”, ovvero la quantità di anidride carbonica equivalente emessa per la realizzazione di specifici processi (che corrisponde ai cosiddetti “gas ad effetto serra”). Spesso questo indicatore di impatto, sotto forma di etichetta ambientale, viene utilizzato come strumento di marketing: le aziende, dichiarando la propria impronta carbonica, reclamizzano la loro sostenibilità ambientale, consce del potenziale vantaggio competitivo che ne può derivare.

 

Le intenzioni, anche se inserite nell’ambito di una strategia marketing, sono buone. L’immissione di anidride carbonica da parte delle attività antropiche è la causa principale del rapido surriscaldamento che il nostro pianeta sta conoscendo nelle ultime decine di anni; un problema di livello globale che ha catturato le preoccupazioni tanto dei climatologi quanto dei semplici cittadini.

Ma concentrare l’attenzione sull’emissione dei soli gas serra dai processi produttivi è riduttivo, e rischia di semplificare eccessivamente un sistema che può essere anche molto complesso. Esiste, infatti, una serie molto lunga di inquinanti che possono essere immessi nell’aria: è il caso degli ossidi di azoto e di zolfo, dell’ammoniaca, del particolato fine e grossolano, di altri composti organici volatili (precursori dell’ozono), del monossido di carbonio ecc.

L’inquinamento atmosferico inoltre non è l’unica forma di alterazione ambientale di cui è importante valutare l’entità. Lo sversamento di inquinanti in corpi idrici, l’accumulo di rifiuti solidi e il consumo di risorse sono soltanto alcuni dei fenomeni da considerare nell’ambito di una valutazione ambientale, oltre alle emissioni in atmosfera.

 

Anche se meno conosciuti, esistono numerosi altri indicatori di danno ambientale che possono integrare la carbon footprint per fornire una visione più ampia dell’impatto che prodotti e servizi possono avere sull’ecosistema. Alcuni di questi sono piuttosto conosciuti e già utilizzati da alcune realtà produttive, anche se il loro impiego effettivo come strumento di marketing non è ancora radicato: si tratta della water footprint e dell’ecological footprint.

La prima (impronta idrica) è un indicatore del consumo di acqua dolce, che include sia l’uso diretto che indiretto di questa risorsa lungo la filiera produttiva; è calcolato come somma di tre contributi, denominati acqua blu, acqua verde e acqua grigia.

La seconda (impronta ecologica) quantifica l’area totale di terra e acqua necessaria a fornire tutte le risorse utilizzate e ad assorbire, in maniera sostenibile, tutte le emissioni prodotte.

Una nota azienda italiana ha recentemente divulgato un modello che considera insieme queste tre impronte per la valutazione dell’impatto ambientale di alimenti e bevande. Sebbene si tratti di un approccio che amplia la visione rispetto all’uso esclusivo della carbon footprint, non è ancora in grado di fornire una valutazione razionale e integrata dell’impatto ambientale. In primo luogo perché non è coerente valutare per tutti i prodotti alimentari e tutte le bevande, che talvolta presentano differenze rilevanti tra di loro, gli stessi 3 indicatori di impatto; sarebbe opportuno identificare, per ciascun prodotto, gli indicatori più opportuni per rilevanza e criticità. In secondo luogo questi 3 indicatori “parlano lingue differenti”, nel senso che vengono espressi con unità di misura completamente diverse, che rendono difficoltosa una valutazione globale dell’impatto.

 

Una soluzione efficace può consistere nello svolgimento dei cosiddetti studi LCA (Life Cycle Assessment). La valutazione del ciclo di vita è un metodo che analizza il processo produttivo lungo tutte le sue fasi, dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento del prodotto finito (“dalla culla alla tomba”), senza tralasciare nulla di ciò che può essere potenzialmente significativo ai fini di un’analisi di impatto ambientale. I risultati dello studio LCA possono essere espressi sotto forma di diverse categorie di impatto, che variano in base al metodo di valutazione scelto e impostato. Gli indicatori in output possono essere anche numerosi, talvolta venti o più; ne consegue che è possibile conoscere il carico ambientale di un prodotto o un servizio in modo integrato, e non sotto un’unica prospettiva.

Tali risultati, inoltre, possono subire un processo di elaborazione per divenire oggetto di etichettatura ambientale, ed essere quindi utilizzati in comunicazione nell’ambito di una strategia di marketing. Gli studi LCA permettono di ottenere una valutazione “multicriterio”, ossia un’etichetta che illustra più di un indicatore di impatto, consentendo di misurare in modo più ampio gli effetti che un processo produttivo può avere sull’ecosistema. Questi indicatori possono anche essere successivamente aggregati in un unico indicatore globale, in grado di riassumere, con una sola valutazione su scala numerica o verbale, il posizionamento ambientale complessivo del prodotto.

 

L’utilizzo dell’approccio multicriterio ha iniziato a diffondersi soprattutto in Francia, a seguito dell’avvio del Programma ambientale del Governo francese “Grenelle II”, durante il quale è stato previsto un periodo sperimentale di 1 anno per sviluppare vere e proprie etichette ambientali sui prodotti di largo consumo. Uno dei criteri base per la loro realizzazione è stata, appunto, l’applicazione dell’approccio multicriterio; un’evoluzione rispetto all’usuale carbon footprint, ampiamente diffusa anche oltralpe. Con questa iniziativa la Francia si è definitivamente posta alla guida dell’Unione Europea sulle tematiche della comunicazione ambientale e in particolare del labelling on pack.

No Comment

Post A Comment