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Green economy e criminalità: una triste prova della convenienza del settore

C’è una triste prova del buon livello di profittabilità raggiunto dalla green economy: l’interesse che le organizzazioni di stampo mafioso hanno maturato nei suoi confronti, come attività attraverso la quale riciclare denaro proveniente da attività illecite.

 

In particolare, sono i parchi e gli impianti adibiti all’ottenimento di energia da fonte eolica e solare (localizzati soprattutto al sud Italia) ad attirare le maggiori attenzioni dei clan della malavita: i finanziamenti europei che queste attività ricevono rappresentano, infatti, una fetta di affari appetitosa.

 

Le modalità con cui queste attività si materializzano sono tristemente note: creazione di società fittizie per accedere agli appalti e gestire il denaro, collusione di amministratori locali e tecnici che ignorano le istanze di privati onesti e favoriscono quelle di amici e corruttori.

 

Una delle regioni più colpite dal fenomeno è la Puglia, tra i leader, in Italia, per quanto riguarda le energie rinnovabili, mentre in Sicilia si registra il caso di un imprenditore legato agli ambienti mafiosi isolani che nel 2013 ha subito un sequestro di beni pari a 1,3 miliardi di euro, dopo aver passato anni a seguire le pratiche amministrative su canali privilegiati per conto di imprenditori che avrebbero aperto parchi eolici.

 

Esistono studi che quantificano l’ammontare delle perdite (energetiche ed economiche, e quindi anche sociali) dovute a questo fenomeno: con riferimento all’anno 2011, il progetto Green clean market ha fornito dati che parlando di 900 milioni di euro finiti nelle tasche della malavita, con conseguente perdita di 2,5 milioni di megawatt di energia prodotti da fonti rinnovabili.

 

La criminalità organizzata si muove laddove ci sono buoni affari, e la green economy inizia ad essere un settore maturo, da questo punto di vista. Gli episodi riportati sono dunque un indice, drammatico, della solidità economica di queste attività. In quest’ottica, la scelta di diminuire i sussidi erogati a favore delle fonti rinnovabili rappresenta un primo passo per escludere questo settore dall’orbita degli interessi criminali.

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