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Dati confortanti per la conversione sostenibile dei consumi alimentari

A margine della Marcia per il Clima del 21 settembre, diverse associazioni ed organizzazioni hanno diramato comunicati e interventi per mantenere alto il livello di attenzione ed interesse sul tema dei cambiamenti climatici e degli impatti ambientali in genere.

 

Tra i contributi più interessanti c’è quello a firma Coldiretti, che ribadisce il ruolo che possono avere le azioni quotidiane per ridurre gli stress ambientali, soffermandosi in particolare sulle scelte alimentari.

 

In particolare, il contributo espone i rilevamenti dell’Eurobarometro 416 dell’8 settembre 2014 (“Attitudes of european citizens towards the environment”) che sottolineano una sempre maggiore coscienza ambientale dei consumatori italiani: l’84% di essi ritiene che la difesa dell’ambiente possa fungere da volano per il rilancio dell’economia, mentre l’89% pensa che le alterazioni dell’ambiente abbiano riflesso sulla vita quotidiana.

 

Ma come detto in precedenza, i dati più interessanti sono quelli inerenti la modifica delle abitudini alimentari: il 30% degli italiani ha acquistato, nell’ultimo mese, prodotti locali in luogo di quelli che necessitano di essere trasportati per lunghe distanze, consci dell’importanza di ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera.

 

Interessanti, a riguardo, le quantificazioni delle emissioni connesse al trasporto di prodotti importati: un kg di ciliegie dal Cile deve percorrere 12.000 chilometri per giungere sulle tavole italiane, consumando 6,9 chili di petrolio ed emettendo 21,6 kg di anidride carbonica equivalente; un kg di mirtilli argentini sostiene un viaggio di 11.000 chilometri prima di arrivare al consumatore italiano, bruciando 6,4 kg di petrolio che rilasciano 20,1 kg di anidride carbonica equivalente in atmosfera; un chilo di asparagi peruviani intraprendono un viaggio (sempre con destinazione Italia) di 10.000 chilometri, richiedendo 6,3 kg di petrolio e liberando in atmosfera 19,5 kg di anidride carbonica.

 

Rilevante anche la fotografia sul fenomeno dello spreco alimentare, in riduzione anche (forse soprattutto) a causa della crisi economica: l’80% degli italiani fa la spesa più oculatamente, il 37% dà più attenzione alla data di scadenza, il 26% ha ridotto le dosi acquistate mentre il 56% riutilizza il cibo avanzato.

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