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Climate Summit, decisioni e prospettive

Il Climate Summit dello scorso 23 settembre, tenutosi il giorno prima dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e fortemente voluto dal segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon, è stata l’occasione per preparare il terreno in vista della prossima Conferenza delle Parti (COP) che si terrà a Lima tra l’1 e il 12 dicembre prossimi. Una conferenza importante, dove saranno gettate le basi per gli accordi che dovranno essere sanciti definitivamente nella successiva e decisiva COP di Parigi nel 2015.

 

Il fine del summit era quello di far sì che governi, società civile e realtà industriali e finanziarie dialogassero e iniziassero ad assumere impegni in favore della riduzione delle emissioni globali di gas serra per raggiungere l’obiettivo di contenere entro i 2 gradi centigradi l’innalzamento delle temperature rispetto all’epoca preindustriale.

 

Diversi gli ambiti di discussione, dove sono stati raggiunti accordi e dichiarazioni di impegni, per la soddisfazione di Moon. Tra i più significativi bisogna ricordare:

 

1)      L’impostazione della “Global Agricultural Alliance”, siglata da 16 governi e 37 organizzazioni, che garantirà, entro il 2030, di introdurre pratiche agricole sostenibili a 500 milioni di aziende del settore;

2)      L’impegno (davvero notevole) di azzerare la deforestazione entro il 2030, attraverso accordi tra governi, multinazionali, ONG e comunità locali;

3)      La dichiarazione di disponibilità di 73 governi mondiali (rappresentative del 54% delle emissioni di gas serra) di introdurre meccanismi per disincentivare l’utilizzo di fonti fossili (carbon pricing);

4)      Il sostegno, da parte dei governi, a contribuire al Green Climate Fund, con l’impegno di allocarvi non meno di 10 miliardi di dollari (sei nazioni vi hanno già versato 2,3 miliardi, ed altre sei, tra cui l’Italia, si sono impegnate a farlo entro novembre 2014);

5)      Governi e soggetti finanziari hanno siglato un accordo che li impegna a stanziare 200 miliardi di dollari per il finanziamento di tecnologie “low carbon, al quale vanno aggiunti 20 miliardi in Green Bonds (che dovranno arrivare a 50 miliardi nel 2015);

6)      Un patto tra più di 2.000 sindaci li impegna a investire risorse per rendere più sostenibili le città che amministrano, tagliando, entro il 2020, 454 megatonnellate di CO2 equivalente.

 

Sulla carta, impegni di indubbia rilevanza. Devono ora essere onorati, e fungere da base di partenza per le trattative di Lima e Parigi. Se, come accadde a Copenaghen nel 2009, non si dovessero trovare convergenze per la definizione di impegni vincolanti per il taglio delle emissioni, le conseguenze per il clima del pianeta potrebbero essere difficilmente recuperabili. L’assenza di Cina ed India al summit non è, in questo senso, di buon auspicio.

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