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WiGreen | 2013, anno “più inquinato”
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2013, anno “più inquinato”

I dati diffusi il 9 settembre dal World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia meteorologica dell’ONU, lanciano un nuovo allarme sulla salute del pianeta.

 

Il segretario generale del WMO, Michel Jarraud, ha reso noto che il 2013 è risultato essere l’anno “più inquinato” a partire dal 1984, da quando, cioè, sono a disposizione strumenti di monitoraggio affidabili. Ma cosa significa “più inquinato”? Non si parla, in questo caso, di emissioni di inquinanti, bensì della concentrazione di gas serra in atmosfera: l’anidride carbonica ha raggiunto il picco di 396 parti per milione, un valore che compromette gli equilibri del sistema Terra, perché aggrava i cambiamenti climatici in corso e incrementa il processo di acidificazione degli oceani (si stima che il 30% della CO2 emessa in atmosfera dall’uomo venga assorbita dagli oceani).

 

Gli oceani, grandi “assorbitori” di anidride carbonica, stanno mutando il loro pH (l’assorbimento di CO2 produce un aumento del livello di acidità, e conseguente abbassamento del pH), con gravi conseguenze per gli ecosistemi marini (in particolare, l’acidità “attacca” i coralli e i gusci dei crostacei). Un aspetto che ha meno visibilità mediatica rispetto ai cambiamenti climatici, ma che non è secondario nel panorama degli impatti ambientali. Un problema che ci ricorda che il pianeta ha ormai saturato la sua capacità di mitigare e assorbire gli effetti delle forzanti derivate dalle azioni dell’uomo.

 

Tutto parte dall’immissione in atmosfera di gas serra da origini antropiche che devono essere ancora più strettamente controllate rispetto alla situazione odierna. A tal riguardo, Jarraud ha lanciato un incoraggiamento per le politiche di mitigazione: le tecnologie e le conoscenze scientifiche hanno raggiunto un buon livello di efficacia, ma necessitano di condizioni ideali per essere applicate, e questo non può che giungere da una volontà politica forte e chiara, di responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni mondiali.

 

I margini per il raggiungimento dell’obiettivo fissato dall’ONU (limitare a 2°C l’innalzamento di temperatura nel 2020 rispetto all’epoca preindustriale) ci sono, ha concluso Jarraud: servono volontà e determinazione, insieme ad una lucida presa di coscienza di quanto sia irrazionale perseverare a seguire un modello di sviluppo che mina la salute della Terra e, conseguentemente, dei suoi abitanti.

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